LA CUCINA
Uno dei prodotti che più caratterizzano il Friuli è il prosciutto; il più famoso e conosciuto è quello prodotto a San Daniele che ha conquistato negli ultimi decenni l'intero paese; ma è bene accennare anche al prosciutto affumicato di Sauris, piccola cittadina che sorge nella Carnia a milleduecento metri di altezza s.l.m. Le tecniche di macellazione e di lavorazione non differiscono molto da quelle relative ai prodotti di altri prosciutti, ma ricordiamo che la salatura avviene a secco, mescolando il sale a spezie ed erbe aromatiche e ripetendo l'operazione più volte nell'arco di un mese. La vera particolarità sta nel processo di affumicatura, che dona al prosciutto un aroma ed un gusto inconfondibili. Dopo la sugnatura, i prosciutti vengono posti in appositi affumicatoi, dove rimangono per due o tre giorni ad impregnarsi degli aromi derivanti dalla lenta combustione del legno di faggio, bruciato in normali caminetti. La stagionatura avviene poi per dodici mesi e, dopo i controlli di rito, si ha la messa in commercio. Il prosciutto deve risultare rosso, con sfumature rosate, nella parte magra e bianco candido nella parte grassa. Il sapore, piacevolmente sapido, sarà caratterizzato da lievi note di affumicato.
Ma il prosciutto per eccellenza di questa zona è considerato quello di San Daniele.
Sono stati i Celti, abitanti del Friuli prima dell'insediamento dei Romani, a scoprire l'utilizzo del sale per conservare la carne di maiale e a sperimentare, quasi senza volere, quanto le potenzialità naturali e climatiche della zona di San Daniele fossero favorevoli per la stagionatura delle carni. I Celti, consci dell'alta qualità del loro prodotto, destinavano la coscia del maiale al "piatto dell'eroe o del re", giudicando così l'alimento degno di essere gustato dalle persone più altolocate.
I VINI
La regione Friuli Venezia Giulia è famosa per la produzione vinicola che risale a molti secoli prima di Cristo essendo stata la vite importata - in queste zone - dal mondo greco intorno all'anno 1000 a.C.. Ma è certamente nel periodo romano che la viticoltura fu sviluppata e condotta con criteri tecnici, soprattutto per quanto riguarda la vinificazione.
Nell'opera di Plinio il Vecchio (23-79 d.C.), Naturalis Historia, in trentasette libri che dedicò all'imperatore romano Tito scrive, ad esempio, che il vino Pucinum era considerato ricco di qualità terapeutiche, tanto che l'Augusta Giulia attribuiva i suoi ottantasei anni a tale vino prodotto «nel golfo del mare Adriatico, non lungi dal sassoso colle della sorgente del Timavo, dove la brezza marina ne matura poche anfore».