Utente Registrato?

La tua opinione per migliorarci

Segui la squadra in trasferta?
Potresti essere interessato a pacchetti di viaggio con biglietto per l'incontro?
Una sola notte?
Potrebbe interessarti un'offerta di 5 trasferte a tua scelta con pacchetto di viaggio e biglietto ingresso

Valle d'Aosta: Route des Vins

ROUTE DES VINS
c/o Regione Autonoma Valle d'Aosta
Assessorato dell'Agricoltura e delle Risorse Naturali
Loc. Grande Charriére 60
11020 Saint-Christophe (AO)
Tel. 0165/77628





Sulla strada che va da Pont-Saint- Martin a Courmayeur il paesaggio rurale è puntellato dai robusti e caratteristici tetti in "losa", i dettagli dell'architettura rurale valdostana indispensabili ad affrontare le nevicate intermittenti e improvvise che cadono sul fondo valle, e le costanti innevature che salgono in quota. In realtà l'architettura rurale valdostana ha un aspetto quasi vivente; è evolutiva per sua stessa natura, si adatta nel corso dei secoli alle mutevoli necessità delle famiglie della Vallé. Ogni epoca, ogni evoluzione delle abitudini e del costume danno origine a modi di vita differenti. I villaggi di oggi, costituiti da vari corpi risalenti ad epoche diverse, sono testimoni viventi della storia locale, della crescita della società rurale in relazione alla grande protagonista di questi luoghi, la montagna circostante, che con la sua posizione interna al settore Nord-occidentale delle Alpi, coronata dalle cime più elevate d'Europa, attribuisce alla Valle d'Aosta un carattere di terra assai nascosta.

Il sole delle Alpi occidentali riflette la luce del Monte Bianco laddove nasce il Morgex de la Salle. Il vitigno più alto d'Europa partorisce questo vino fruttato a 1200 metri d'altezza, raggiungendo la sua massima elevazione. Mentre più di 20 vette superano i 4000 m di altitudine, conquistando l'appellativo di "Tetto d'Europa" (in simbiosi con le altezze himalayane), vitigni antichissimi strappati alla roccia sono mantenuti a coltura da pochi, attenti viticoltori, con una meticolosa e tenace azione di salvaguardia delle proprie tradizioni.

Sono spesso piccolissimi segmenti in pendenza, terrazzamenti secolari dai forti dislivelli, smorzati grazie a muri alti anche quattro metri, con l'obiettivo di utilizzare la superficie in cui disporre i pergolati impalcati a legno o a pietra monolitica. In Valdigne il Priè, caratteristico della sola zona di Morgex de la Salle, caratterizzato da una buona resistenza alle gelate invernali e da una maturazione particolarmente precoce, è coltivato grazie a questi pergolati, tenuti tutt'oggi al di sotto dei 120 centimetri. Ma è solo uno dei principali e caratteristici vitigni autoctoni della Vallé.

Sei sono le qualità rosse più diffuse. Il Petite Rouge, tipico della media valle, è fra i vitigni attualmente più coltivati. Il Vien de Nus, che vanta un notevole adattamento ambientale, è caratteristico dell'omonimo comune. Il Ner d'Ala è diffuso in bassa valle e conosciuto come Vernassa, il Mayolet si trova tra Aosta e Avise, e poi c'è il Cornalin (o Corniola) il cui areale si estende da Arnad a Arvier, e il Fumin, erroneamente assimilato alla Freisa, da cui si ricava il Vallée d'Aoste Doc Fumin. Questi vitigni, insieme ad altre più rare varietà, svolgono l'importante funzione di tutela dal pericolo di frane, erosioni e smottamenti del terreno. E danno vita a sette Sottodenominazioni di area per l'unica Doc regionale (Vallée d'Aoste): il Blanc de Morgex et de la Salle, l'Enfer d'Arvier, il Torrette, il Nus, il Chambave, l'Arnad- Montjovet e il Donnas, e nove di vitigno: Chardonnay, Muller Thurgau, Petite Arvine, Pinot Gris, Fumin, Gamay, Petit Rouge, Pinot Noir e Premetta. Coltura eroica e frammentazione della proprietà terriera sono ancora oggi le principali caratteristiche di una viticoltura unica come questa.

La parcellizzazione del territorio vitato è il risultato di passaggi ereditari che da sempre mantengono lo status di appezzamenti inferiori all'ettaro. E la lavorazione, ancora tutta manuale, impone la rinuncia alla meccanizzazione che è dovuta alla limitata estensione e giacitura dei terreni. Secondo l'enologo Gianluca Tellori assistiamo in valle ad un fenomeno unico in Italia, per il quale i "vitigni autoctoni rimangono un punto di forza della viticoltura valdostana, non solo per l'indiscutibile impatto visivo, ma soprattutto perché si confermano come fattore evocativo del territorio, in linea con la filosofia che appartiene ai valdostani e che vuole la viticoltura espressione della storia, delle tradizioni, della fatica secolare con cui sono stati costruiti e mantenuti nel tempo questi spazi vitati.

Oggi il difficile lavoro dei viticoltori viene premiato dalle Cantine Cooperative, nate negli anni Ottanta per qualificare il processo produttivo rispetto alla commercializzazione diretta del vino sfuso ma soprattutto rispetto ad una produzione motivata solo dall'autoconsumo, nonché dall'attenta e costante opera dei piccoli produttori (cui si deve l'apertura del vino valdostano all'export e alla sua recente diffusione oltre i confini nazionali) associati nella omonima Viticulteurs Encaveurs Vallée d'Aoste.

Questa filosofia produttiva, imperniata intorno alla qualità del prodotto finale, si definisce sempre più come progettualità per lo sviluppo della viticoltura valdostana in relazione alla capacità dell'offerta ricettiva, caratterizzata anch'essa rigorosamente da standard di qualità. Il turismo che ha caratterizzato gli anni Ottanta rimane così un ricordo del passato, legato a flussi prevalentemente di massa; oggi va crescendo anche in questa piccola regione l'attenzione per una nuova e interessante capacità turistica, quella dell'enoturismo, degli amanti del vino e della gastronomia tipica, nonché delle tradizioni legate alla storia e alla cultura locale.

Già quindici anni or sono, in tempi ancora non sospetti per gli addetti ai lavori, veniva proposta, con iniziative e corrispondente segnaletica dislocata sui luoghi delle Sottodenominazioni, la Route des Vins. Si trattava di un primo progetto enoturistico, assai ben riuscito, grazie al quale erano stati messi in rete gli operatori del settore vitivinicolo con quelli della ristorazione, e grazie al quale era stata prodotta una cartellonistica ben dislocata sul territorio, un marchio identificativo con denominazione rigorosamente in francese, un'idea di itinerario, ovvero un unico percorso rappresentativo dell'intera regione, unico e inconfondibile, da arricchire con itinerari tematici dedicati ai singoli prodotti, percorrenze in grado di raggiungere i magazzini di stagionatura della fontina, i laboratori artigiani, il complesso dei luoghi di produzione, trasformazione e vendita del prodotto tipico certificato.

Obiettivo del nuovo progetto di itinerario enoturistico, denominato sempre Route des Vins, riguarda la promozione del ter- ritorio e dei siti celebri, in particolare la valorizzazione della sentieristica minore, la sentieristica romana, che unisce le località indipendentemente dalle arterie principali e secondarie e che collega trasversalmente le aree di fondo valle da sempre vocate alla produzione vitivinicola: Donnas, Chambave, Arnad, Aosta, Aymavilles, Arvier, Morgex.

La filiera turistica e vitivinicola dell'itinerario principale si snoda invece lungo tutta la valle. I vigneti si inerpicano sulle pendici che corrono da Pont-Saint-Martin a Morgex, collocati in prevalenza sulla sinistra orografica della Dora Baltea, la "sponda" più soleggiata.
La pendenza dei terreni fa sì che la viticoltura comporti estrema fatica e sia un'attività circoscritta. Ma puntando proprio sulla vocazionalità e la specificità del vino legata al territorio ne è scaturita una produzione qualitativamente rinomata, seppur modesta in termini quantitativi: 47 mila quintali di uva per poco più di un milione di bottiglie di vino.

L'itinerario interessato dalla Route des Vins prevede al suo interno percorsi di collegamento con le aree di produzione dei prodotti tipici Dop e Igp - Fontina, Vallée d'Aoste Fromadzo, Vallée d'Aote Jambon de Bosses e Vallée d'Aoste Lard d'Arnad - e dei prodotti agroalimentari tradizionali integrati con le attività di ricezione turistica e di ospitalità dei territori del vino. La fontina d'alpeggio, dal sapore delicato e non paragonabile alle equivalenti versioni da supermarket, rimane il prodotto per antonomasia dell'agricoltura valdostana, ed elemento base della gastronomia locale. Si dice infatti non a torto che ogni valdostano concluda il pasto con un assaggio di fontina. Prezioso ingrediente della cucina locale, è riconosciuta dal 1955 con la denominazione di origine protetta e viene garantita contro le imitazioni attraverso l'attività del Consorzio Produttori, ente di tutela del marchio e della qualità di questo unico e inimitabile formaggio d'alpeggio.

La pratica dell'allevamento obbedisce alla transumanza, per la quale le mandrie si spostano dalla cascina di fondovalle all'alpeggio. E se il fondovalle viene utilizzato durante l'inverno, verso metà maggio si effettua la salita al mayen, la caratteristica cascina di media montagna dove il bestiame è in pascolo libero. A giugno le mandrie salgono poi sui pascoli degli alpeggi più alti che si estendono al di sopra del limite delle foreste. Il luogo ideale per l'alimentazione delle mucche autoctone (pezzata rossa e pezzata nera), dalle quali si ricava il prelibato latte. Questo, appena munto, viene trasformato evitando la pastorizzazione e i lunghi trasporti, secondo una procedura rimasta tuttora artigianale. Le forme (di nove chili cadauna) vengono riposte in grotte umide e fresche, dove stagionano per un minimo di tre mesi. Fra i magazzini di stagionatura della fontina della Valle del Gran San Bernardo (a circa 1600 metri d'altezza) vi sono i laboratori dello Jambon de Bosses, il prosciutto crudo speziato con erbe di montagna, prodotto nella omonima località di Saint- Rhémy-en-Bosses. Mentre l'altro prodotto certificato dalla Comunità europea, il Lard d'Arnad, è trasformato da sempre nella omonima località di bassa valle; nel primo inventario del Castello di Arnad, si riscontrano (e siamo nel lontano 1763) indicazioni della presenza di quattro doils all'interno della cucina.


i vini dall'alta alla bassa valle

BLANC DE MORGEX ET DE LA SALLE: Ricavato con uve ottenute dai vigneti più alti d'Europa raccolte a giusta maturazione, è un vino che vuole essere bevuto giovane. Per la sua produzione si impiantano ancora le viti franche di piede, senza ricorrere al portinnesto. Chi lo produce: Cave du Vin Blanc de Morgex et de la Salle, Brunet, Celegato, Maison Vevey A., Pavese, Vevey M.

ENFER D'ARVIER: Intenso, di sapore corposo, è stato uno dei primi vini valdostani ad ottenere la Doc. I vigneti da cui trae origine sono coltivati in un anfiteatro naturale caratterizzato da un forte irraggiamento solare, da cui deriva l'appellativo di "inferno". Chi lo produce: Cave Coopérative de l'Enfer, Thomain.

NUS: La leggenda narra che già Ponzio Pilato apprezzasse questo vino. Derivante principalmente da un vitigno locale di buona vigoria, è un vino di buona armonia, piacevolmente asciutto. Chi lo produce: La Crotta di Vegneron, ViniRari, Lo Triolet.

CHAMBAVE MUSCAT: Molto pregiato e ricercato nella versione flétri, dove diventa vino da meditazione. Ricavato dai grappoli migliori del Moscato Bianco lasciati appassire in particolari ambienti arieggiati e riparati dal sole, viene vinificato solo quando i chicchi perdono gran parte dell'acqua, evidenziando la loro ricchezza zuccherina e aromatica.
Chi lo produce: La Crotta di Vigneron

TORRETTE: È attualmente il vino valdostano prodotto in maggiore quantità e la sua zona di produzione è la più vasta tra le Doc di zona, interessando ben 11 comuni. Chi lo produce: Cave des Onces Communes, Di Barrò, Maison Anselmet, Charrère, Les Cretes, Teppex, Praz, Cassol, feudo di san Maurizio, Curtaz, Bianquin, Fréres Grosjean, Domaine Champagnolle, Saraillon.

ARNAD-MONTJOVET: Famoso già nei secoli scorsi, con il passare degli anni è andato affinandosi. Dal sapore asciutto, caratterizzato da sensazioni di cuoio e di terra, ricorda alcuni prestigiosi vini a base di Nebbiolo. Chi lo produce: La Kiuva, Bonin

DONNAS: Vino prezioso tanto da essere definito "il fratello montano del Barolo". Per la sua lavorazione vengono impiegate prevalentemente uve Nebbiolo, localmente denominato Picotendro. Chi lo produce: Caves Coòperatives de Donnas

VITICULTEURS ENCAVEURS: Sono premiati dai punteggi e non solo. I Viticulteurs Encaveurs sono 24 aziende private riunite in Associazione che si promuovono e confrontano con il mercato autonomamente. Spiccano per le produzioni ristrette ma di grandissima qualità, all'insegna del legame indissolubile con le tradizioni viticole e le tecniche di vinificazione tramandate di padre in figlio. Mantengono un rapporto strettissimo con il loro prodotto e ne seguono personalmente tutte le fasi della lavorazione, dalla coltivazione del vigneto alla trasformazione dell'uva, fino all'imbottigliamento e alla successiva vendita al consumatore. La commercializzazione spesso avviene direttamente nelle loro crotte, le tipiche cantine valdostane costruite in pietra, il cui ambiente fresco e asciutto permette l'affinamento ideale del vino.
Equipage srl.
Via Brigata Liguria, 63r. Italy
Telef.: +39 0105701151
Fax:+39 010532515
© 2012 Equipage srl. Tutti i diritti riservati. Website license by Adalte LLC
Contattaci